Tradizioni popolari

Sant’Antoni dal purzel

Sant’Antoni dal purzel

Un fenomeno particolare è rappresentato dall’enorme diffusione del culto di Sant’Antonio Abate nell’ambiente popolare e contadino del nostro territorio. Così come non vi era casa senza l’immagine della Madonna, non vi era stalla senza Sant’Antoni dal purzel, detto anche Sant’Antoni dal campanen.

Personaggio realmente esistito, nato in Egitto nel III sec. d.C., intraprese una vita di ascetismo e di peregrinazione nel deserto. Considerato protettore degli animali, nelle piccole immagini popolari l’iconografia del Santo presenta il saio con il mantello da pellegrino con sopra la lettera T (croce “egiziana”, o “di Sant’Antonio”) oppure abiti vescovili e mitra, il bastone a forma di croce o “tau”, spesso con campanello alla sommità, il libro, il teschio, il fuoco e gli animali (soprattutto il maiale). Su questi ultimi due elementi sono sorte varie interpretazioni, che vanno dal riconoscimento di simboli del Maligno, sul quale il santo trionfò più volte, al ricordo della benefica istituzione dei frati ospedalieri (Antoniani) che lenivano con frizioni di grasso di maiale le pene dei malati di ergotismo (conosciuto appunto come “fuoco di sant’Antonio”).

CURIOSITA’: secondo una leggenda emiliana, la notte del 17 gennaio (festività di Sant’Antonio) gli animali acquisiscono la facoltà di parlare. Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio e si racconta di un contadino che, preso dalla curiosità di sentire le mucche parlare, morì per la paura.

“Emozioni che lasciano il segno…”

Lascia qui la tua emozione o un ricordo indimenticabile legato a questo evento

Non ci sono commenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati