Tradizioni popolari

I pilastrini

I pilastrini

Chi attraversa la nostra campagna si imbatte in piccole testimonianze di fede e cultura religiosa che segnano puntualmente i crocicchi, le strade, i fiumi, i ponti, in ultima analisi i punti di passaggio e di incrocio. Si tratta di tradizionali strutture di culto recanti effigi mariane o di santi invocati in quei luoghi a proteggere e scongiurare i pericoli (terreni e ultraterreni) che possono scaturire dalla convergenza di percorsi diversi e viaggiatori diversi; segni di consolazione e conforto che, in passato, sostenevano il viandante lungo il cammino intrapreso nel cruciale momento della scelta, in cui massima è la necessità di aiuto.

I pilastrini sono anche simulacri di antiche strutture, erme recanti le effigi di dei pagani risalenti al tempo in cui il territorio fu caratterizzato dalla presenza romana e dall’organizzazione delle aree agricole secondo il reticolo razionale e geometrico della centuriazione. Nei secoli successivi, la tradizione popolare identificò nei trivi (o trebbi) e nei crocicchi i luoghi di convegno notturno di spiriti e streghe (nel persicetano esiste il toponimo “Trebazzo delle streghe”). In quanto luoghi naturalmente deputati anche all’incontro dei viventi erano considerati, inoltre, adatti ad ospitare segnali della presenza divina fra gli uomini. Una ininterrotta tradizione culturale ha quindi portato a collocare in tali luoghi dei segnacoli, immagini lignee o lapidee di divinità o tempietti votivi ad essi dedicati: segni sacri inseriti, e ciò vale particolarmente per l’antichità, in siti anch’essi di per sé sacri.

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