Tradizioni eno-gastronomiche

Un popolo, una tradizione, un gusto: autentici dolci bolognesi

Un popolo, una tradizione, un gusto: autentici dolci bolognesi

Bologna “la Grassa” ha un rapporto antico e molto forte con i dolci e la cucina si è caratterizzata nei secoli per eccellenti prodotti da forno, pasticci e altre specialità, alcune diventate nel tempo patrimonio nazionale. Ecco una selezione dei dolci più caratteristici e diffusi nel territorio bolognese, ancora oggi preparati in casa e presenti in molti dei nostri forni artigianali.

Pan Speziale o Certosino: preparato secondo la tradizione già medioevo dai frati pasticceri della Certosa di Bologna e fatto con canditi, zucchero e miele, farina, uvetta, mandorle, pinoli, cioccolato, cannella, anice e chiodi di garofano.

Pinza bolognese: da non confondere con quella veneta e di tradizione natalizia. La pasta frolla racchiude un ripieno di mostarda dolce che sprigiona un profumo e un sapore inconfondibile. La ricetta ufficiale, apparsa per la prima volta nel 1644 all’interno di un saggio, prevede anche mandorle, noci, nocciole, fichi secchi, cacao e rhum.

Raviole di San Giuseppe: nate per la festa del papà del 19 marzo. Sono piccoli dolci ricavati da dischi di pasta, richiusi ad avvolgere il ripieno di mostarda bolognese o marmellata a qualsiasi gusto. Il loro segreto è la semplicità, perché qui, rispetto alla Pinza, non ci sono altri ingredienti.

Zuccherini montanari: famosi biscotti friabili tipici della tradizione della montagna emiliana. Nascono per celebrare matrimoni e feste sulle colline dell’appennino e per tradizione sono da inzuppare nel tè. La ricetta prevede una lenta glassatura, ottenuta secondo il metodo montanaro, una bollitura in zucchero e anice, origine dell’inebriante profumo finale.

Sabadoni: tipici della tradizione contadina, vengono preparati in inverno e sono fagottini dolci, farciti con un composto a base di castagne lessate e marmellata (mostarda o mele/pere cotogne) con l’aggiunta di scorza limone, fritti e poi lasciati ad inzupparsi nella saba. Venivano gustate in modo parco e duravano da Natale fino anche a S. Antonio. Nel vocabolario bolognese “sabadone”, oltre ad indicare questo dolce, indica anche una persona perennemente fuori dalle mode e dal tempo, un po’ ciondolante e dai modi goffi e impacciati, tendenzialmente alienato dalla società che lo circonda.

Savoiardi di Persiceto o Ciabattine di S. Antonio (“savuièrd”): dolce bolognese che, nella tradizione, veniva preparato il 17 gennaio, in occasione della festa di S. Antonio Abate, protettore degli animali. Nelle campagne bolognesi questa ricorrenza è conosciuta come “giorno del Befanone”, mentre nelle cucine si preparavano le “Ciabatte di S. Antonio”.  Questi dolci, che ricordano i savoiardi, sono tipici di San Giovanni in Persiceto ed il nome deriva dalla forma: un calzare con la suola formata da farina, uova, burro, mandorle e un po’ di cioccolato sulla tomaia! Oggi purtroppo è molto difficile trovare qualche “arzdora”, reggitrice della casa, che ancora le prepara…

E come dimenticare i famosi “Africanetti” di San Giovanni in Persiceto o la “brazadèla tèndra” di Sant’Agata Bolognese o la torta di riso ?! Vieni a scoprire questi prodotti tipici delle nostre terre: ti aspettiamo!

 “Ôgni ca’ un’usanza, ôgni blîguel la sô panza”
“Ogni casa la sua usanza, ogni ombelico la sua pancia”

Un’esplosione di dolcezza che lascia il segno…

Lascia qui la tua emozione o un ricordo indimenticabile legati a questi prodotti

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